Notre République et sa presse graviront ensemble les sommets ou bien elles iront ensemble à leur perte. Une presse compétente, désintéressée, peut protéger cette morale collective de la vertu, sans laquelle un gouvernement populaire n’est qu’une escroquerie et une mascarade.
Joseph Pulitzer
12 décembre 2017

Rendez vous les 14, 15, 16 et 17 mars 2018 pour la onzième édition des Assises Internationales du Journalisme et de l'Information de Tours

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A quoi sert... par Marco Santopadre

A CHE SERVE UN GIORNALISTA ? (A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?)

par Marco Santopadre, Directeur de Radio Città Aperta (Rome)


Marco SantopadreSe rivolgiamo questa domanda ai giornalisti e agli operatori dell’informazione più in generale, la maggior parte risponderanno che serve “a raccontare la verità”. Lo stesso farebbero gli utenti del giornalismo, la cosiddetta gente comune. Io invece risponderei che il giornalismo serve a raccontare, o meglio a rappresentare la realtà a partire da un punto di vista parziale che deve però essere dichiarato a chi usufruisce dell’informazione.

La pretesa  che possa esistere un giornalismo neutro, superpartes, obiettivo, credo si scontri quotidianamente con una realtà fatta di professionisti alle prese con le censure e le pressioni delle proprie redazioni, a loro volta controllate da gruppi editoriali più o meno grandi interessati più ai profitti che all’obiettività di quanto si scrive o dice. Per non parlare dei legami politici, più o meno espliciti, dei media grandi e piccoli con governi, istituzioni o partiti politici. Anche nei casi migliori, quelli nei quali direttori e caporedattori lasciano piena libertà ai propri redattori, ogni giornalista ha comunque un suo punto di vista, una sua formazione culturale, politica, professionale che non può che filtrare “la realtà” fornendone una versione che non può che essere di parte. Tendenzialmente credo si debba distinguere il più possibile tra i fatti e le opinioni, che occorra essere responsabili nel proprio mestiere. Ma si tratta, occorre dirlo, più di un problema stilistico che di contenuti. Quelli che per un giornalista rappresentano i fatti, gli avvenimenti, per un suo collega possono tranquillamente rappresentare un punto di vista parziale quando non addirittura fazioso di una realtà che può essere rappresentata in molti modi diversi. Ma in un sistema in cui vige una piena libertà dell’informazione l’utente, il lettore, il telespettatore può costruirsi una propria versione dei fatti confrontando e incrociando più versioni, più rappresentazioni. Pretendere che possa esistere un giornalismo neutro vuol dire negare la propria parzialità. Molto meglio dichiarare esplicitamente il proprio punto di vista sulle questioni che si affrontano, affinché l’utente possa correttamente utilizzare il prodotto giornalistico.

In una società scossa dalla crisi economica e dalle conseguenze della globalizzazione, come quella europea, inoltre, credo che il giornalismo debba spiegare. Spiegare fenomeni, tendenze, retroscena, avvenimenti senza accontentarsi della versione più comoda, o più facile, o più conveniente per sé o per i propri editori. La nostra si sta configurando come una vera e propria “società della paura”, con una cittadinanza che ha la sensazione di essere assediata, minacciata sempre più da pericoli interni ed esterni. Fornire agli utenti una corretta informazione può contribuire a smontare argomentazioni demagogiche e populiste che hanno il solo scopo di permettere a lobbies economiche e politiche di implementare il proprio potere e la propria egemonia sfruttando i timori dei cittadini nei confronti  dell’immigrazione, delle tendenze religiose o culturali esterne, di chiunque sia o venga considerato diverso. Non posso non citare il caso di una società italiana bombardata da qualche tempo da messaggi che invocano “più sicurezza” e “più repressione” nei confronti dei giovani, degli emarginati, degli immigrati, tutti associati nella categoria della devianza quando non addirittura della criminalità. In questi anni, nonostante le città italiane siano diventate più sicure che in passato – e lo dicono i dati ufficiali forniti dalle diverse istituzioni – la maggior parte dei media, spinti dagli interessi dei partiti di centro, destra e sinistra, hanno convinto milioni di italiani che ci sia bisogno di più controllo, di più repressione, di aumentare le pene contro i criminali, di ripulire i centri abitati da mendicanti e artisti di strada. Come se questi ultimi fossero i responsabili delle difficoltà incontrate dai cittadini nel mondo del lavoro, o dell’aumento dei prezzi delle abitazioni o dei generi alimentari, o della precarietà della vita e del lavoro.

Sono anche convinto che il giornalista debba funzionare da megafono di quanto si muove nella società, nei territori. Mettere i propri strumenti al servizio degli attori sociali, degli intellettuali, degli attivisti, degli artisti. E purtroppo, almeno in Italia, ciò non avviene. I nostri media sono intasati da articoli e servizi fotocopia uno dell’altro, prodotti a partire dalle dichiarazione di pochissime voci del mondo della politica o dell’economia. Una realtà, quella raccontata dalla maggior parte dei grandi media, questa sì virtuale. Al tempo stesso le mobilitazioni, i dibattiti, le proposte che nascono e si realizzano all’interno della società, nei territori, tra i lavoratori, vengono occultate, censurate, o comunque ignorate.

Nei suoi 30 anni di storia Radio Città Aperta ha cercato di mettersi a disposizione di quanto di interessante e stimolante si è mosso all’interno della città di Roma e a livello internazionale, raccontando e promuovendo a “notizie da prima pagina” numerosissimi eventi, idee, mobilitazioni completamente ignorate dai media mainstream.
In un panorama, come quello italiano, nel quale la maggior parte dei lavoratori dell’informazione operano in condizioni di assoluta precarietà e senza diritti, è estremamente difficile trovare esempi di correttezza e indipendenza rispetto ai poteri forti. Quando non c’è la esplicita censura operata dagli editori, assistiamo ad una avvilente autocensura imposta sul proprio lavoro dagli stessi giornalisti, ricattabili e privi di ogni potere contrattuale nei confronti delle proprietà e dei padrini politici.

Occorre allargare quindi la battaglia per la regolarizzazione contrattuale di tutti i lavoratori precari che operano nell’informazione: solo così il giornalismo potrà aspirare ad essere un servizio per la società nel suo complesso e cessare di essere uno strumento nelle mani di poche lobbies.

 

A quoi sert... par Bruno Frappat

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Bruno Frappat, Président du groupe Bayard


Bruno Frappat« Nous sommes tous des journalistes ! » On pourrait croire, parfois, que les journalistes professionnels n'ont pas d'avenir. Qu'il vont se fondre dans la masse des citoyens devenus journalistes, cernés qu'ils sont par tout un chacun puisque ce chacun a son mot, son site, son blog à dire sur toute chose. Et ses infos à donner, à sa sauce Duras, « citoyenne », forcément « citoyenne »...

« N'ayez pas peur ! », confrères. Tant qu'il y aura des nouvelles, il faudra des gens pour faire le tri, hiérarchiser les « événements », en jeter. Autrement dit pour penser l'actualité. Pas en fonction de leurs dadas, ni de la proximité du « témoignage » mais, précisément, en raison de la distance nécessaire. Ni trop près, ni trop loin. Et pour le faire en fonction des publics auxquels s'adressent leurs médias: on n'est pas journaliste pour soi seul.

Les événements ne s'arrêteront pas de solliciter la curiosité et le besoin de ces intermédiaires entre les faits et les hommes. Le développement durable est dans l'air du temps, il faut parier aussi sur le journalisme durable. L'outil médiatique change, pas la fonction de base. Chercher, rapporter, percer le mur des apparences ou du ressenti, violer les règles suaves du tout-communication, gratter les puissances là où ça fait mal, vérifier, prendre de la hauteur. Et mitonner tout ça avec un peu de talent (si ce n'est pas trop demander que du talent avant des certitudes...). Le journalisme n'est pas près de son dernier mot.

 

A quoi sert... par Karl Sivatte

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Karl Sivatte, Président de l'Union des Clubs de la presse de France et francophones


Karli SivatteSi je réponds que le journaliste se doit d’informer, ça fera bizarre ? Avec la multiplication des émetteurs d’informations, le public fait des choix tant au niveau des télécommandes que des souris, objets difficiles à maîtriser.
Alors quel rôle pour les journalistes aujourd’hui ? Informer avec la plus grande objectivité que possible en s’appuyant fondamentalement sur la déontologie. On pourra évoquer la difficulté d’être acteur et citoyen du monde en évitant les pièges des postures et des sentiments personnels. Toutefois, le journaliste se doit certainement d’être le professionnel (“à condition que le temps et les moyens lui en soient donnés...” ) pouvant à la fois analyser ou commenter « une actu » avec un maximum de recul et ainsi permettre une réflexion de celui qui choisit de lire, écouter ou regarder un sujet.

Intégrité et fiabilité sont donc des qualités « réclamées » aux journalistes qui se doivent à la fois d’être ceux qui éclairent, favorisent la réflexion et apprennent à mieux appréhender le monde et ses sociétés en évitant de « jouer » au moralisateur…

Car en écoutant le public, on se rend compte que l’attitude du « journaliste-personnage distant » des réalités des populations n’a rien arrangé dans la relation entre eux. Questions : Est-ce que le journaliste n’aurait pas oublié que son travail et sa production sont destinés à être partagés? L’une des missions actuelles n’est-elle pas d’instaurer un rapport de confiance entre les journalistes et le public ? Peut-on être journaliste en omettant de se remettre en question ?
Les questions fusent. Mais il semble bien que l’obligation pour le journaliste de fournir un travail empreint de grande rigueur figure au rang des défis à relever pour les journalistes pour tout simplement être considérés comme acteurs crédibles et dignes de…confiance.

Le tableau n’est pas « noir », fort heureusement, et gageons que la majorité des journalistes saura rester ancrée dans les valeurs de notre profession avec toutes ses exigences. Sans doute que le temps et la perception des attentes de la société seront des alliés pour que le journaliste demeure à la fois le pédagogue et LA source d’information prioritaire du public.
A quoi sert un journaliste ?...

 

A quoi sert... par Patrick Eveno

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Patrick Eveno, Historien des médias


Patrick EvenoQuelle question saugrenue : tout le monde sait qu’un journaliste sert à cirer les pompes de ses chefs, de son patron, des publicitaires, des hommes politiques et des chefs d’entreprise. Ce qui lui permet au passage de gagner maigrement sa vie. S’il est un peu aigri de cette situation, il s’en satisfait parce qu’il ne saurait pas faire grand-chose d’autre dans la vie réelle et parce que la fréquentation des puissants lui donne quelque importance auprès de son entourage.

Pourtant, dans l’idéal, un journaliste doit répondre au droit du public à l’information et, comme le dit joliment la Cour européenne des droits de l’homme, « les journalistes exercent leur mission de chien de garde de la démocratie ».

Entre l’image, souvent véhiculée par les médias eux-mêmes, et l’idéal se situe la réalité : la démocratie comme l’économie de marché ne peuvent fonctionner et subsister sans des contre-pouvoirs aux actions différentes mais convergentes : les associations, syndicats et partis doivent proposer et contredire les pouvoirs en place, tandis que les journalistes doivent dévoiler et révéler les pratiques des uns et des autres, en un mot simple, ils doivent informer.

Faire-savoir n’est pas toujours facile, c’est pourquoi les journalistes doivent disposer de moyens humains et matériels, ni toujours de tout repos, c’est pourquoi les journalistes doivent bénéficier de protections particulières dans l’accomplissement de leur mission. A charge pour eux de satisfaire à la demande du public.

 

A quoi sert... par Rony Brauman

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Rony Brauman, Ancien président de Médecins sans frontières


Rony BraumanA quoi servent les journalistes ? Mais à nous informer, bien sur. Une telle évidence ne semble plus aller de soi, tant se mêlent dans une indistinction croissante information et communication. Je n’attends pas d’un article qu’il m’aide à sélectionner les « bonnes » et les « mauvaises » causes, ni d’un journal qu’il me dise quand m’émouvoir ou à quel sujet m’indigner. Certes, une rédaction opère des choix  en matière de hiérarchie de l’information, d’arbitrage entre ce qui est traité et ce qui demeure dans l’ombre, entre ce qui est urgent et ce qui peut être différé, entre parts données à l’analyse et aux faits. Comment pourrait-il en être autrement ? Les contraintes d’espace tout comme les options et préférences politiques ont leur place dans la presse. Prescription et description sont également légitimes, dès lors que les enjeux sont distingués aussi clairement que possible.  Ces choix  relèvent de la responsabilité des journalistes et je n’attends d’eux rien d’autre que de la loyauté vis-à-vis de la réalité.

Qu’il s’agisse des secours aux victimes du tsunami, de la lecture du conflit du Darfour ou des réactions internationales suite à la répression du soulèvement au Tibet, il faut pourtant bien constater que l’on est souvent loin du compte. Le sentimentalisme l’a emporté largement, le pathos a tenu lieu, plus souvent qu’à son tour, de réflexion, dans un climat de consensus compassionnel devenu parfois étouffant. J’attends des journalistes qu’ils m’ouvrent une fenêtre sur le monde, pas sur mon nombril.

 

A quoi sert... par Hervé Bourges

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Hervé Bourges, Président de l'Union internationale de la presse francophone et Président de l'Ecole supérieure de journalisme


Hervé BourgesA résister aux contraintes temporelles dictées par les nouveaux médias

Il faut prendre la mesure des effets désastreux de la nouvelle temporalité instaurée par les nouveaux médias sur la pratique de la communication. J’ai déjà eu l’occasion de décliner ces effets. Je les rappelle : rapidité, caducité, brièveté. La déontologie des journalistes passe aujourd’hui par un acte de résistance délibéré contre ces contraintes temporelles dictées par les nouveaux médias, et par un effort tendant à restaurer la durée dans toutes ses dimensions : réflexion nécessaire sur les faits, mémoire à garder des événements, cohérence logique à reconstruire dans leurs enchaînement.

La rapidité dans la constitution de l’information, dans sa recherche, dans sa formulation, et dans transmission est le premier avantage affiché par les nouveaux médias.La presse écrite, la radio, la télévision, on emboîté le pas aux nouveaux services, par crainte d’être dépassées aux yeux de leurs lecteurs, auditeurs, spectateurs, dans une course effrénée à la recherche de la nouvelle. Or la multiplication des partenariats croisés entre sites Internet, agences de presse, journaux de presse écrite, radios et télévisions conduit, en réalité, non à une diversification croissante de l’information offerte, mais à une croissante redondance des articles et des thèmes traités. Il s’agit de constater la dérive d’un système d’information qui se nourrit de plus en plus de lui-même, et de moins en moins d’un dialogue avec la réalité des faits qui passe, dans la conscience cartésienne qui doit être celle du journaliste, par un doute préalable, qui suivi d’un questionnement ouvert et sans préjugé. La rapidité, dans ce sens, c’est aussi l’effacement d’une information réduite à une redondance simplifiée. La rapidité, c’est pour le journalisme le danger de la paresse et de la facilité, au mépris des règles déontologiques qui fondent la valeur du travail journalistique.

Après l’ivresse de la vitesse, c’est la griserie de la nouveauté. La valeur d’une information semble désormais ne plus exister qu’en fonction du temps. A l’instant où elle est données, on s’arrache la primauté d’une information. Deux heures après, elle devient presque difficile à retrouver sur les nouveaux médias. Le travail du journaliste n’est pas de noyer le public dans une pluie de faits sans cohérence : il est de travailler à donner la cohérence à un  monde où les choses apparaissent de manière singulière et séparée, même lorsqu’elles ont les mêmes causes et concourent à produire des conséquences communes.

La caducité de l’information sur les nouveaux réseaux entraîne à l’inverse la conscience dans une sorte de kaléidoscope d’informations bigarrées et toujours renouvelées : le journaliste devient alors, à son corps défendant peut-être, l’instrument de décervelage généralisé, dans lequel l’incohérence croissante des événements ne trouve plus d’explication. D’où le désintérêt observé du public pour les informations politiques et internationales, qui lui paraissent de moins en moins porteuses de sens, et le besoin qu’il a de concentrer son attention sur des figures stables : vedette du show-business, sportifs célèbres ou leaders politiques médiatiques ou sur des problèmes qui le touchent de très près. La proximité et l’utilité immédiate de l’information deviennent le seul refuge du sens.

La brièveté enfin : tout habitué de la presse écrite sait comment les articles sont souvent rognés, en partant de la fin, pour tenir sur la page des journaux papier. La différence est que la présentation des informations sur écran entraîne des principes de brièveté décuplés, que les jeunes rédacteurs de services d’information sur Internet sont appelés à prendre en compte dès le stade de la conception de leur papier.

S’ajoutant à la rapidité et à la caducité, la brièveté est le dernier terme d’un appauvrissement global de l’information offerte, réduite à n’être plus qu’un contenu indéterminé et fragile, dont la valeur s’effrite en même temps qu’il s’efface, gommé par un nouveau contenu, sans lien ni cohérence, que la place disponible ne permet pas de développer, et dont l’esquisse fugace sortira encore plus vite de l’esprit. D’autant que la brièveté n’est plus une contrainte, mais une simple tendance naturelle, née de la pluridisciplinarité professionnelle.

 

A quoi sert... par Robert Ménard

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Robert Ménard, Secrétaire général de Reporters Sans Frontières


Robert MénardJ’avoue ne m’être jamais posé la question. La réponse est évidente : à informer. Mais, comme disait le camarade Marx, l’idéologie dominante, autant dire les idées toutes faites, consiste à ne pas interroger ce qui relève justement de l’évidence.

Aussi, à y réfléchir un peu plus sérieusement, je répondrai qu’un journaliste, pour être utile, ne doit servir aucune cause et n’être au service de personne. Une sorte de définition en négatif tant il est difficile, comme pour la liberté de la presse d’ailleurs, d’éviter grands mots et effets de manche.

On peut aussi choisir le détour par l’anecdote. Simon Leys, le premier à avoir dénoncé la fascination que le Grand Timonier a longtemps exercée sur nos intellectuels et… nos journalistes, raconte une petite histoire. Commentant les dernières paroles des grands hommes, il écrit que, pris de court au moment de son exécution, Pancho Villa supplia des journalistes qui se trouvaient là : « Ne laissez pas les choses finir comme ça ! Dites que j’ai dit quelque chose ! » Mais ceux-ci, poursuit Simon Leys, « au lieu d’inventer comme c’est leur habitude, se contentèrent de rapporter cette panne d’inspiration dans toute sa nudité. » Et de conclure, ironique : « Fiez-vous aux journalistes ! »

L’ingratitude comme ligne de conduite, comme morale, comme viatique. Et beaucoup de désintéressement, a-t-on envie d’ajouter. La maman de Karl Marx, encore lui, regrettait : « Au lieu d’écrire le Capital, mon fils aurait mieux fait d’en accumuler. » Une manière de journaliste.

 

A quoi sert... par Jacques Saint-Cricq

A QUOI SERT UN JOURNALISTE ?

par Jacques Saint-Cricq, Président du conseil de surveillance de La Nouvelle République


Jacques Saint-Cricq Le journaliste : pédagogue de l’actualité

En ce début de 21e siècle, alors que l’information irrigue notre société, grâce à la multiplication des outils de communication, on peut s’interroger sur l’avenir et le rôle du journaliste et même se demander s’il est toujours utile.

On  constate en effet qu’il existe entre les journalistes et les médias d’une part et d’autre part le grand public, un fossé qui se creuse, une incompréhension qui s’amplifie. Dans un ouvrage récent, « Les journalistes et leur public, le grand malentendu », Jean-Marie Charon décortique parfaitement cette instance de divorce entre une profession toute entière et la société.

Alors, quelle réponse à cette question ? Ma conviction est que le journaliste est aujourd’hui, un rouage essentiel de la société, que son rôle dans l’avenir sera irremplaçable pour peu qu’il accepte de se remettre en cause pour tenir compte des bouleversements qui depuis 50 ans ont marqué la société.

Naguère le journaliste était celui qui, seul, pouvait avoir connaissance des évènements du monde et sa mission consistait à en restituer l’essentiel à ses lecteurs, auditeurs ou téléspectateurs. Aujourd’hui les sources d’informations sont tellement multiples et quasi instantanées que chaque individu est inondé, sursaturé de nouvelles.

Le rôle du journaliste dorénavant doit être, non plus de relater les évènements, mais compte tenu de la complexité du monde , de les expliquer, de les décrypter pour aider chacun à comprendre ce qui se passe autour de lui. Le nouveau journaliste doit avant tout, me semble-t-il, être le pédagogue de l’actualité plus que son commentateur ce qui lui impose : -    d’avoir une vraie compétence dans le domaine qu’il traite,
-    de connaître parfaitement ce qu’attend de lui le public,
-    de savoir adapter son message à l’outil de communication qu’il utilise,
-    d’être plus que jamais rigoureux dans la recherche de la vérité,
-    de rechercher et multiplier les lieux et les occasions de débats entre lui et son public.

C’est en fait une vraie métamorphose que doit s’imposer cette profession pour assurer son avenir et retrouver la confiance de toute la société

 

La CPNEJ


La Commission Paritaire Nationale de l'Emploi des Journalistes
est composée de représentants des organisations des Editeurs (presse quotidienne nationale, presse quotidienne régionale, presse hebdomadaire régionale, presse spécialisée, presse magazine, agences de presse, audiovisuel...) et des syndicats de journalistes (ceux des cinq confédérations, plus le SNJ). Elle a été mise en place en 1976 lors de la ré-écriture de la Convention Collective et sa tâche est définie par l’article 18  :

"Une commission paritaire de l’emploi sera constituée à l’échelon national. Elle comprendra un représentant de chacun des syndicats représentatifs de journalistes et un nombre égal de représentants patronaux.

 Elle aura pour mission :
 a) d'étudier la situation de l'emploi et son évolution probable ;
 b) de procéder ou de faire procéder à toutes études lui permettant d'appréhender au mieux la situation des journalistes ;
 c) de participer à étude des moyens de formation et de perfectionnement, en liaison avec les organismes prévus aux articles 10 et 12  (sur la formation permanente);
 d) d'examiner les conditions de mise en oeuvre des moyens de reclassement et de réadaptation, et de participer si nécessaire à cette mise en oeuvre ;
 e) d'établir un rapport annuel sur la situation de l'emploi et son évolution.
 Dès sa constitution, la commission paritaire de l'emploi établira un règlement intérieur fixant les modalités de son travail et le rythme de ses réunions."

La CPNEJ présidée soit par un éditeur soit par un journaliste (le mandat est d’un an) se réunit une dizaine de fois par an. Des groupes de travail créés en son sein ont parallèlement permis de faire avancer la réflexion sur les critères de reconnaissance des Ecoles, les référentiels de compétence des formations, l’emploi, les procédures d’instruction des dossiers …la CPNEJ a aussi pour tâche de rencontrer régulièrement le CNRJ, le Centre National de Reclassement des Journalistes pour faire un bilan de ses activités et suggérer les actions souhaitables en faveur des journalistes privés d’emploi. La Commission s’efforce d’avoir un dialogue suivi avec les responsables des cursus reconnus. Elle est appelée également à se prononcer sur des formations en contrats de professionnalisation, les OPCA devant dorénavant avoir le feu vert des CPNE pour financer ce type de formation.

Transversale (presse écrite, audiovisuel et nouveaux médias d’information, la Commission des Journalistes est la passerelle entre les deux CPNE  mises en place dans les branches de l’information, après l’accord du 20-09-03 sur la formation professionnelle , la CPNEF Presse et la CPNEF audiovisuelle. En liaison avec ces deux instances, la Commission des Journalistes ne peut se désintéresser de la formation permanente complémentaire de l’initiale. Dès 1968,-avant même que la loi de 1971 ne l’impose,  Louis Guery l’avait imaginée au sein du CFJ et de l’Esj de Lille comme suite logique de la formation initiale enseignée dans ces deux établissement.

 

Les principales publications sportives



Presse généraliste

L'Equipe – L'Equipe (350000 ex.)
– L'Equipe Junior (92000 ex.)
– L'Equipe Magazine (360000 ex.)
– Sport24.com (site)
– Sport365.fr (site)
– La Voix des Sports (60000 ex.)
– Sport (520000 ex.)
– Sport + (télé)
– Eurosport (télé)
– L'Equipe 24/24 (télé et site)

Football

– But (46000 ex.)
– Foot Transfert (80000 ex.)
– Foot Star (70000 ex.)
– Foot Galaxie (60000 ex.)
– Foot Centre Ouest (9000 ex.)
– Foot Actu (20000 ex.)
– France Football (160000 ex.)
france_football_150.jpg – Global Foot (80000 ex.)
– Go Losc! (20000 ex.)
– Le Foot (23000 ex.)
– Les Cahiers du Football (22000 ex.)
– Marseille Foot (40000 ex.)
– OM Mag (50000 ex.)
– Onze Mondial (140000 ex.)
– Parisfoot (30000 ex.)
– Planète Foot (32000 ex.)
– So Foot (80000 ex.)

Rugby

– L'Univers du rugby (N.C)
– Le Monde du Rugby (50000 ex.)
– Midi Olympique (80000 ex.)
– Rugby Mag (45000 ex.)
– Rugbyrama.fr
rugbymag_100.jpg – Rugbyhebdo.fr

Sports de combat

– Dojo Fight (12000 ex.)
– Fighting Connection (18000 ex.)
– Fightsport (35000 ex.)
– France Boxe (12000 ex.)
– Judo Magazine (30000 ex.)
– Karaté – Bushido (65000 ex.)
– L'Esprit du Judo (20000 ex.)
– Pride Magazine (18000 ex.)
judo_mag_150.jpg – Punchmag (35000 ex.)
– Officiel Karaté Magazine (30000 ex.)

Basketball

– 5 Majeur (47 000 ex.)
– Basketnews (30000 ex.)
– Basketball (12500 ex.)
– Maxi Basket (80000 ex.)
– Mondial Basket (13000 ex.)

Handball

– Hand Action (50000 ex.)
– Hand Mag (3200 ex.)

 Hokey sur Glace

– Hockey Magazine (25000 ex.)
– Slapshot Mag (5000 ex.)

Auto
auto_moto_100.jpg – Auto Journal (132000 ex.)
– Auto Moto (290000 ex.)
– F1 Racing (40000 ex.)
– Formules Magazine (35000 ex.)
– Kart Mag (22000 ex.)
– Motosport (30000 ex.)
– Rallyes Magazine (20000 ex.)
– Sport Auto (64000 ex.)

Moto

– Enduro Magazine (20000 ex.)
– Freestyle Motocross (19000 ex.)
– Moto Magazine (124000 ex.)
tennis_mag_100.jpg – Moto Revue (40000 ex.)
– Motocross France (36000 ex.)
– MX Magazine (N.C)
– Maximoto (45000 ex.)

Raquette

– France Tennis de Table Magazine (8000 ex.)
– Tennis Magazine (N.C)

Plein Air, Fitness, Gymnastique, Divers...
– Sportium (300000 ex.)
– Le Gymnaste (7000 ex.)
– Le Monde du muscle et du fitness (35000 ex.)
– Natation Magazine (6000 ex.)
– Patinage Magazine (25000 ex.)

Sports nautiques
– Canoë Kayak Magazine (30000 ex.)
– L'Aviron Magazine (10000 ex.)
– Planchemag (50000 ex.)

Voile

– Course au large (45000 ex.)
– Sailing Régate (N.C)

Athlétisme

– Athlétisme Magazine (11500 ex.)

 Tir

– Ball-Trap (24000 ex.)
– Le Tir à l'arc (10000 ex.)
– Tir Info (7000 ex.)

 Pétanque

– Boulisme (13000 ex.)
– Le Boulistemag (N.C)


 

L'UJSF : back office des accréditations


UJSF_.jpgC’est un peu le back office d’une banque. Sauf qu’ici on échange des accréditations au Stade de France. La salle de l’UJSF, rue du Dessous-des-berges, dans le XIIIe arrondissement de Paris, est toute petite. Le téléphone sonne toutes les 2 minutes. Il faut dire que la semaine est folle. Cinq matches au Stade de France en l’espace de quelques jours. Et  l’UJSF de gérer les places en tribune de presse. Fait unique dans le monde (avec les Pays-Bas), les journalistes gèrent eux-mêmes les accréditations. Une seule contrainte, le demandeur doit posséder la carte de presse. Les requêtes arrivent par dizaines, les plaintes et les réclamations aussi. Hombline Cabiron, la seule salariée de l’UJSF, tente d’accommoder tout le monde. En face d’elle, un bénévole jongle avec coups de fils :
- J’ai X qui demande 3 places en plus. Ça leur en fait 22, en tout.
- 22 ! Et on les met où les 120 collègues anglais ? Ca se passe pas comme ça ! Tu refuses les 3.


 Ça ne va pas plaire évidemment. Mais Hombline Cabiron est habituée. Avant son transfert à l’UJSF, elle travaillait dans l’hôtellerie. Son rôle : gérer des situations de crise des clients. "Les journalistes viennent crier ici dès que ça ne va pas, sourit la jeune femme. On doit parfois gérer les susceptibilités car certains ne sont pas contents de leur place de parking, ou de l’inclinaison de leur pupitre. Et puis, il y a les retardataires, ceux qui ne savent pas faire une demande dans les temps… Certains nous traitent de flics nazis quand on leur refuse l’accès. Mais, il faut arrêter. Nous faisons un communiqué AFP plusieurs semaines à l’avance…" Heureusement, l’UJSF ne s’occupe que des tribunes du Stade de France et du Palais omnisports de Bercy. Les divers championnats de France fonctionnent différemment (voir encadré cartes). Le Comité national olympique délègue aussi les demandes d’accréditations pour les JO. "Nous recevons les demandes, explique Hombline Cabiron. Nous faisons ensuite une enquête, et nous choisissons les journalistes selon le quota de places que l’on a. Ensuite, le Cnos valide." En France, se sont donc les journalistes qui décident qui a accès aux tribunes de presse. De l'autogestion en somme.

Les différentes cartes

carte_sport_presse_100.jpgLa carte de presse : elle est la condition nécessaire pour obtenir les différentes cartes d’accès au stade. Elle est nécessaire pour toute demande d’accréditation au Stade de France ou au POPB. Elle permet d’obtenir une accréditation ponctuelle pour une rencontre.

carte_aips_100.jpgLa carte Sport Presse : elle permet un accès total (sauf évènements POPB et SDF) aux championnats de France dont on a le timbre. Une carte peut cumuler plusieurs timbres et est valable le temps d’une olympiade (4 ans).

La carte AIPS : valable deux ans. C’est la carte internationale. Elle facilite les demandes d’accréditation. Comme tous les pays n’ont pas forcément de carte de presse, elle peut être le sésame nécessaire pour en obtenir une.


Le site de l'UJSF


Jean-Marc Michel : "le pouvoir de l'argent occulte le droit à l'information"


jm_michel_150.jpg
Jean-Marc Michel est le vice-président de l'UJSF, l'Union des journaliste de sport en France. Il revient avec nous sur les dérives et les écueils que devraient éviter les journalistes de sport.

 


Commençons par le nom. Doit-on dire "journaliste de sport" ou "journaliste sportif" ?

C'est une question de français. Le journaliste de sport couvre le sport. Le journaliste sportif fait du sport. Mais, ça ne pose pas vraiment de problème. Dans les colloques, quand on parle de  moi en tant que sportif, ça fait sourire... Mais, c'est vrai dans certaines rédactions, "sportif" est un terme un peu dévalorisant. Je ne comprends pas. Nous sommes des journalistes. Notre caractéristique même, c'est de toucher à tout. Le journaliste de sport, s'il n'a pas de notions médicales, juridiques, économiques, il est à la ramasse. Il faut qu'il soit complet, et souvent bien plus que les autres. Je prends un exemple, car je l'ai vécu plusieurs fois. Si un rédacteur en chef a un problème d'effectif, si un tel est absent, l'autre est malade, il puise dans le service des sports. Et il aura toujours un bon papier. S'il prend "l'économiste" de la rédaction pour couvrir les championnats d'athlétisme du coin, j'attends de voir la copie. Le journaliste de sport est avant tout un journaliste.

Quelles sont les difficultés que rencontre le journalisme sportif?

Le sport est devenu un spectacle. Un artiste a son environnement, son manager, son attaché de presse...  On retrouve la même organisation. Pour approcher un sportif, il y a au moins trois intermédiaires. Il est fini le temps où nous allions manger une pizza avec les athlètes après les compétitions. On partageait des infos, ça nous permettait de mieux comprendre ce qui se passait dans les vestiaires. Le métier est différent. Les clubs aussi ont évolué. Avant, les clubs de football souhaitaient que les joueurs communiquent, pour que l'on parle d'eux. Maintenant, ils n'en ont plus besoin. Ils ont leurs sites, leurs télés, et leurs matches diffusés toutes les semaines. Et je pense que nous ne sommes même pas encore au bout de la logique.

Est-ce que vous avez constaté des dérives?

Le pouvoir de l'argent. Cela occulte maintenant le droit à l'information. Le principe du droit à l'information, ce n'est pas un droit corporatiste, c'est un droit citoyen. Nous avons accès à l'info, nous la transmettons. Certains médias n'ont encore pas accès à la source de l'info. Il y a encore des problèmes à régler. Canal + , qui détient les droits du football français, va maintenant diffuser une journée de championnat de Ligue 1 sur trois soirs. Il y aura des matches le vendredi, samedi, dimanche. Le droit à l'info (NDLR: les autres chaînes peuvent diffuser jusqu'à une minute dans leurs JT) s'appliquera-t-il à la journée entière de championnat? S'appliquera-t-il indépendamment par soirée? Nous ne savons encore pas si les chaînes pourront diffuser des images dans leurs infos avant le lundi. Ça rime à quoi pour un match qui a eu lieu le vendredi? Nous pensons que les chaînes qui détiennent l'exclusivité d'une compétition sportive ne peuvent exercer cette exclusivité, que du coup d'envoi au coup de sifflet final. Après, les images doivent être dans le domaine public.

Et pour les radios?

Grâce à nous, l'exclusivité n'existe pas encore. Nous avons eu de la chance car le problème s'est posé sous un ministre des sports très sensibilisé sur le sujet. C'était alors Marie-George Buffet. Et peu importe son appartenance politique, le sujet n'est pas là, puisque ensuite Jean-François Lamour nous a protégé aussi. Ce que les médias qui poussent à ça doivent comprendre, c'est qu'un jour, ils sont détenteurs des droits, le lendemain ils ne le sont plus. Il doit y avoir des règles pour protéger les journalistes.

Il y a aussi le problème des "consultants", ces anciens sportifs ou entraîneurs qui participent aux retransmissions en direct.

Oui. Et cela n'émeut pas du tout les rédactions. Avant, il n'y en avait qu'un. Maintenant, les radios les multiplient. Il faut prendre conscience que le consultant prend la place d'un journaliste. Les tribunes de presse ne sont pas extensibles! Quand les radios arrivent avec deux journalistes, trois consultants et un technicien, on les met où, nous?


Propos recueillis par Maxime Mamet


Qui est NRJ Paris ?


Logo de NRJ ParisNom : NRJ Paris
Canal : 23
Lancement : 20 mars.

Actionnaires principaux : NRJ Group, Francilienne TV, Télif (fédération de six chaînes locales franciliennes VOTV (Val-d'Oise), Télessonne (Essonne), TVM Est parisien (Seine-Saint-Denis), TVFil78 (Yvelines) et RTV (Rosny-sous-Bois), Télé Coquelicot (nord Seine-et-Mlarne), Rueil TV (Rueil-Malmaison)).

Budget : 5 millions d’euros.
Salariés : 30 salariés dont 18 journalistes.
Directeur de la rédaction : Christophe Pinguet.
Site : http://www.nrjparis.tv/

NRJ Paris, petite soeur de NRJ 12, chaîne gratuites de la TNT au plan national, se présente comme une chaîne "dynamique", destinée aux jeunes actifs. Elle fera une large place à "l’infotainment" et aux infos sorties et autres bons plans. L’information y sera donc légère et en partie produite par les différentes chaînes locales partenaires de NRJ Paris.

 

Qui est Demain.TV Île-de-France ?


Logo de Demain.TV IDFNom : Demain.TV Île-de-France
Canal : 21
Lancement : 20 mars.
Actionnaire principal : YmédiaS.
Président : Yacine Sabeg
Site internet : http://www.demain-tnt.fr

La chaîne de l’emploi et des initiatives débarque sur la TNT. Reportages, entretiens avec des chefs d'entreprises, des élus locaux, forums, conseils pratiques, fiches, Demain TV multiplie les émissions pour accompagner et encourager les initiatives.
La chaîne "présente à tous ceux qui souhaitent changer de métier ou de mode de vie les outils et les conseils indispensables pour réussir, les modèles et les témoignages utiles pour bien commencer sa nouvelle vie".
Pour sa version francilienne, la chaîne ira aussi à la découverte du patrimoine, de la cuisine, de la science-fiction, des cultures d’ailleurs, de l’Histoire et de la… Picardie (émission présentée par le rappeur Kamini). Elle proposera des concerts et des jeux avec un animateur de marque, le footballeur international William Gallas.
De l’utile à l’agréable en somme…


Diffusion de Demain.TV Île-de-France:
Du lundi au vendredi entre12H00 et 23H00.
Le samedi et dimanche de 17H00 et 23H00.

 

Qui est IDF 1 ?


Logo de IDF1Nom :  IDF 1
Canal : 22
Lancement : 20 mars.
Actionnaire principal : Jean-Luc Azoulay (propriétaire du Groupe JLA), fondateur de AB Production.
Directeur : Marc Teissier
Site internet : http://www.idf1.fr/

La généraliste s’adresse à toute la famille. On y trouvera donc des dessins animés et des séries (Mister T, Flipper le dauphin, Les Nouvelles Aventures de Skippy, Fame, Marc et Sophie…). La chaîne tient à sa dimension proximité et interactivité. Chaque semaine, les équipes d’IDF 1 choisiront une ville d’Ile-de-France et animeront la journée complète sur place. 
Dorothée fera son retour ! La célèbre animatrice jeunesse des 90’s aura son émission. Avec toute la grande équipe : Jacky, Ariane et Patrick. Plusieurs émissions quotidiennes seront présentées par des anciennes gloires des séries d’AB Production.

 

Qui est Télé Bocal?


Logo de Télé BocalNom : Télé Bocal
Canal : 21
Lancement : 29 mars.
Budget : devrait monter jusqu’à 150 000€ dans les prochaines semaines.
Salariés : pas de salarié, mais une trentaine de bénévoles.
Président : Richard Sovied
Site internet : http://www.telebocal.org


Le mot du président, Richard Sovied :

"Nous voulons œuvrer pour la proximité et relayer la parole des habitants. Pour ce faire, nous aurons une émission quotidienne, Paris Bocal. Ce sera notre émission phare, la parole des quartiers. Paris est fait de villages, nous voulons mettre en avant les évènements culturels, inciter à la vie de quartier. Nous donnerons aussi la parole aux nombreux collectifs d’habitants comme ceux contre les antennes-relais, ceux contre la publicité… Nous pouvons dire que nous avons un ton décalé. Nous ne nous prenons pas au sérieux. Le sérieux, c’est pour les grands médias. Certains vendent du temps de cerveau disponible, nous, nous voulons élever le cerveau humain. Nous continuerons nos diffusions dans nos locaux, comme nous le faisons depuis 10 ans. La TNT arrive en complément de ces soirées et de notre site."

Diffusion de Télé Bocal :
Tous les soirs de 23H00 à 2H00, sauf le dimanche.
La première partie sera consacrée à l’émission Paris Bocal. La deuxième partie sera ouverte aux jeunes réalisateurs de courts-métrages et la dernière partie aux documentaires qui ne sont pas diffusés sur les grands médias.

Qui est BDM TV ?


Logo de BDM TVNom : BDM TV
Canal : 21
Lancement : mi avril, pour la programmation allégée, septembre pour la grille complète.
Budget : 1 million d’euros espérés.
Salariés : des pigistes et une trentaine de bénévoles.
Directeur des programmes : Ibrahim Keita Sorel
Site internet : http://www.bdmtv.fr


Le mot du directeur des programmes, Ibrahim Keita Sorel :

"Ce sera la chaîne de la diversité : nous voulons montrer les richesses et les talents de nos banlieues. La diversité n’est pas une tarte à la crème. Nous voulons aussi valoriser le travail des associations car nous pensons qu’elles sont les nouveaux hussards de la République. Nous voulons valoriser le vivre ensemble, montrer les énergies positives car nos quartiers ont du talent. Nous envisageons aussi la diversité sous un autre angle, celui du handicap. Une émission sera consacrée aux handicapés. Pour faire remonter les informations, nous utiliserons nos associations partenaires, regroupées en collectif, le Caq 40. Ces associations nous serviront de correspondants locaux."

Les émissions phares :

"La mifa" : immersion dans le quotidien d’une famille "bretonne, corse, malienne ou pakistanaise".
"Lâche pas l’affaire" : émission de "coaching". Une équipe suivra un jeune dans la réalisation de son projet.
"Tranche de France" : "Il s’agit de montrer les réalités de ce pays. A tous les niveaux, jusque dans les lieux de pouvoir."
"On fait le show" : émission culturelle qui accueillera des artistes confirmés.
"La team prend le contrôle" : émission culturelle qui tentera de promouvoir des artistes encore inconnus du grand public.

Diffusion de BDMTV :
Tous les jours de 8H00 à 12H00.

Qui est Cinaps ?


Logo de Cinaps Nom : Cinaps TV
Canal : 21
Lancement : début avril.
Budget : autour de 1 million d’euros (budget pas encore bouclé).
Salariés : pas de salarié, mais une trentaine de bénévoles.
Directeur : Antoine Spire
Site internet : http://www.cinapstv.fr/


"Cultiver la curiosité." Voilà l’objectif de Cinaps TV, la chaîne associative née d’un regroupement de scientifiques et d’artistes. Cinaps TV se veut une télévision « originale de proximité et de dialogue francilien, ouverte sur le monde ». Elle s’affranchit des lois de l’audimat pour emmener ses téléspectateurs sur les chemins du  savoir et de la connaissance. Pour atteindre son but, la grille de programme accueillera des écrivains, des universitaires, des scientifiques, des artistes, des philosophes et des hommes politiques. Cinaps proposera 29 heures de programmes hebdomadaires. On y trouvera de nombreuses émissions sur, pêle-mêle, l’entomologie, les maires d’Ile-de-France, le cinéma, la sexualité, la physique, l’histoire des sports et bien d’autres sujets encore. Bref, un véritable fourre-tout pour les plus curieux.

Les grands noms de l’équipe de Cinaps Télévision : Antoine Spire (directeur, universitaire, journaliste et écrivain), Michel Jonasz (auteur-compositeur), Howard Buten (psychologue-clown), Michel Onfray (philosophe), Didier Lockwood (violoniste), Claude Cohen-Tannoudji (Prix Nobel de physique), Dick Annegarn (poète), Marcel Cerdan Junior, Jean-Robert Pitte (président de la Sorbonne), Marcus (spécialiste des jeux vidéo)…

Diffusion de Cinaps TV :
Tous les jours de 6H00 à 8H00 (samedi et dimanche compris).
Le vendredi de 22H30 à minuit.
Le samedi de 12H00 à 17H00.
Le dimanche de 12H00 à 17H00 et de 23H00 à 2H00 du matin.

Qui est Cap 24 ?


Logo de Cap 24Nom : Cap 24
Canal : 24
Lancement : 20 mars.
Actionnaire principal : CAP 24 est éditée par IDF TELE, dont l’actionnaire principal est le Groupe Hersant Média.
Actionnaires minoritaires : La Caisse d’Epargne, Lagardère Active, le Groupe Coriolis et la Société Financière de Participations Audiovisuelles.
Budget : 4,5 millions d’euros.
Salariés :  34 dont 10 journalistes.
Rédactrice en chef : Agnès Botte-Thomas
Site internet : http://www.cap24.com/


3 Questions à Alain Armani, président de la société IDF TELE, éditrice de Cap 24 :

Comment définiriez-vous la ligne directrice de Cap 24 ?

Proximité et grand public. Nous aurons une grille à deux vitesses. Il y aura beaucoup de direct le week-end avec 11 magazines de culture, de sports et d’actualité locale. En semaine, les téléspectateurs ont moins le temps de regarder la télé, donc notre antenne sera plus orientée vers l’information  et le service. Pendant la matinale, de 7h à 8h30, nous donnerons par exemple beaucoup d’infos sur le trafic, aussi bien pour les transports en commun que sur la route. Le soir, une émission quotidienne animée par Alexandre Di Sarno  se déplacera en Ile-de-France pour mettre en avant les acteurs locaux. Et puis, nous aurons un JT dans lequel il y aura une grande page culture.

Votre grille est tournée vers la culture…

Oui. Il n’y a pas d’identité en Ile-de-France. Le lien entre les gens se crée grâce à la culture. Nous lui donnerons donc une grande place. Mais la culture, c’est aussi  les bons plans et les activités gratuites. Ils auront une place de choix sur Cap 24, le but étant de proposer en permanence un lien entre les téléspectateurs et leur milieu. Et puis, nous diffuserons une pièce de théâtre en prime time tous les samedi. Et il y aura des émissions tel que Tout le Tinthoin et Wesh ! pour mettre en avant les nouveaux talents et traiter de l’actu culturelle.

Vous allez donc produire beaucoup de programmes

Ce sera une des nos originalités. Nous fabriquerons beaucoup de programmes. Quotidiennement, il y a aura donc une émissions en direct de ¾ d’heures, plus la matinale. Le week-end, il y aura aussi 11 émissions en plateau qui feront une grande place à l’expression locale.


Les critères d'attribution de la carte


Pour obtenir la carte de presse, les candidats doivent remplir plusieurs conditions :

Un document justificatif - justifier d’une occupation régulière : 3 mois consécutifs d’activité professionnelle pour une première demande, un an pour les renouvellements. Joindre tous les bulletins de salaires sur cette période. Le candidat doit avoir travaillé de façon régulière, c’est un critère obligatoire sauf dans le cas d’une grossesse, ou d’une interruption d’activité causée par une maladie. Il faudra alors joindre les justificatifs adéquats. Les dossiers seront examinés au cas par cas.

- en tirer l’essentiel de ses ressources :
plus de 50% des revenus doivent provenir des activités journalistiques avec un revenu minimum exigé, la moitié d’un SMIC. Les demandes sont toutes examinées, même celles qui n’atteignent pas la somme exacte. Le journaliste doit être rémunéré en salaire et non droits d’auteur ou en honoraires. Il arrive que la Commission accepte d’accorder la carte de presse pour une première demande malgré une rémunération en droits d’auteur. Elle jugera au cas par cas, selon la situation du journaliste en question.

- exercer une activité de journaliste :
la qualification de « journaliste » (telle qu'elle est reconnue par la Convention collective des jounalistes) doit figurer sur le bulletin de salaire du candidat. La commission demande un certificat d’employeur signé du directeur de l’entreprise. En cas de refus de l’employeur, le journaliste peut joindre une lettre, les photocopies des bulletins de salaire, les RIB et chèques, qui pourront justifier de l’activité exercée. La commission a élaboré de nouveaux critères en fonction des évolutions de la profession pour les journalistes multimédias, les journalistes en société de production et les journalistes sur téléphonie mobile notamment. Joindre un descriptif des tâches peut aider la Commission à statuer sur un dossier. Par exemple dans le cas d’un journaliste - webmaster ou d’un assistant de chroniqueurs en télévision.

- travailler pour une entreprise de presse, ou ayant une mission d’information à l’égard du public : la Commission examine le statut de l’entreprise du candidat. Pour cela il faut joindre un exemplaire de la publication, une copie de l’émission dans le cas de l’audiovisuel. Pour les radios et télévisions privées, il faut ajouter une copie du Journal officiel  comportant l’autorisation d’émettre, la convention avec le CSA pour les télévisions câblées.

Les incompatibilités : ne peuvent pas avoir de carte en aucun cas, les chargés de relations publiques, attachés de presse, les fonctionnaires ou agents publics contractuels.


Voir le site de CCIJP pour la liste complète des pièces à fournir et le formulaire de demande