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Intervista con Furio Colombo, giornalista, scrittore e politico italiano

Publié le 3 novembre 2008

Furio ColomboIl ministro delle finanze Giulio Tremonti sta per presentare un nuovo decreto al Parlamento Italiano. Perchè questo decreto rappresenta una minaccia per la libertà di informazioni ?

Furio Colombo : La condizione di vero e proprio assedio delle notizie della stampa italiana era grave anche prima del decreto Tremonti.
Tutta la grande stampa di informazione è proprietà di grandi imprese e consorsi di imprese, che sono collegate dai normali legami che si tracciano fra finanza e industria  di un Paese moderno. Ma la modernità del Paese è alterata da due fattori. Un uomo immensamente più potente di altri – sia nel campo dei media che in quello della Finanza – è anche capo del governo. Questo fatto intimidisce e sconsiglia gesti e inziative che possano apparire sgradite a Silvio Berlusconi, nella doppia veste di capo del Governo e uomo dal grandissimo potere economico. Il secondo fattore è l’opinione pubblica. Nella storia italiana il ruolo aggressivo e audace dell’opinione pubblica è sempre stato scoraggiato, prima dall’egemonia della Chiesa, poi dal fascismo, poi dalla rigida spartizione di aree di influenza pubblica determinate dalla Guerra Fredda. Non sarebbe giusto dire che l’Italia è un Paese non coraggioso, come non sarebbe giusto dire che gli americani sono inclini alla violenza. Certo, noi italiani siamo inclini a un prudente opportunismo, : nessuno si è ribellato al fascismo senza partigiani e americani; nessuno si è ribellato alla corruzione senza i giudici di Mani Pulite; nessuno si alzerà a denunciare il silenzio-stampa che grava sull’Italia fino a… Ma questo è un evento che deve ancora venire.
In questo quadro, la decisione - apparentemente dovuta solo a penuria di risorse  - di tagliare sovvenzioni e aiuti economici alla pubblicistica cooperativa (giornali senza padroni fatti da giornalisti) appare innocente, perché tante altre cose sono tagliate. Ma è grave perché quelle voci sono le sole a dare un’informazione dissonante.
Il ccaso più clamoroso è quello del “Manifesto”. Comunque, ciò che accade è penalizzare e alla fine chiudere giornali che – con un po’ di aiuto pubblico – non dipendono da un padrone. Ma neppure da un partito. Infatti i giornali di partito vengono in parte risparmiati , confermando una situazione di stallo per la vita pubblica italiana: da un lato la forza  (però sottomessa alla forza più grande di Berlusconi) della proprietà industriale. Dall’altra i partiti, che però sono implicitamente invitati ad abbassare i toni  per continuare a meritarsi qualche aiuto per i loro giornali.

Fino ad ora, come erano distribuite le aiuti economici ? E come lo sarano se il decreto Tremonti viene adottato ?


Piuttosto che entrare nel dettaglio di numeri (poco significativi, lontano dalle vicende italiane), dirò che si tratta di un poderoso disincentivo, di uno scoraggiamento a continuare a tentare di esistere. Riprendo il caso del “Manifesto”. Spesso, in momenti difficili, questo libero giornale di sinistra si è salvato raccogliendo sottoscrizioni private. Difficile ottenerle se si sa in anticipo che il giornale è destinato a fallire.

Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy sono spesso paragonati nel loro modo di utilisare i media. Che ne pensa Lei ?

Non c’è paragone tra Sarkozy e Berlusconi. Sarkozy è un politico abile che apporfitta  dell’influenza e, a volte, del potere per comparire di più. Berlusconi possiede tre telegiornali privati, li controlla personalmente, nomina e caccia giornalisti, premia gli amici. Berlusconi è un fuorilegge che approfitta della politica.  

Raccolto da Daphne Kauffmann



Leggere l’intervista in Francese


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